REGGIO EMILIA

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La Regione investe 6,8 milioni per produrre energia “verde” da scarti e sottoprodotti agricoli

Nuove opportunità di crescita per le aziende agricole e benefici per l’ambiente con l’energia verde generata da risorse naturali come acqua, sole, aria o dai sottoprodotti e scarti delle produzioni agricole e agroalimentari.
E’ l’occasione offerta alle imprese agricole dell’Emilia-Romagna con il bando regionale, il secondo previsto dal Psr 2014-2020, che mette a disposizione oltre 6,8 milioni di euro.
Obiettivo del bando è diversificare le attività agricole, con un’attenzione forte all’agricoltura sostenibile e alla riduzione del consumo di combustibili fossili: i finanziamenti andranno infatti a beneficio di aziende agricole che si impegnano a realizzare impianti per la produzione, la distribuzione e la vendita di energia e/o calore.
Per quanto riguarda le bioenergie, non potranno essere utilizzate colture dedicate ma solo scarti e sottoprodotti agricoli in un’ottica di economica circolare.

Tra i diversi interventi è previsto il finanziamento di caldaie alimentate a biomassa legnosa, sotto forma di cippato o pellets; impianti per produzione di biogas dai quali ricavare energia termica e elettrica o biometano; impianti che sfruttano altre fonti di energia rinnovabile come quella eolica, solare, idro-elettrica.
Inoltre, è possibile realizzare impianti per ricavare pellets e combustibili da materiale vegetale proveniente da scarti e sottoprodotti agricoli e forestali, piccole reti per la distribuzione dell’energia e impianti “intelligenti” per lo stoccaggio dell’energia al servizio delle centrali o dei microimpianti realizzati. Sono esclusi dal finanziamento gli impianti fotovoltaici realizzati a terra.
Indipendentemente dal tipo di produzione, gli impianti dovranno avere potenze pari ad un massimo di 1 Mega watt elettrico o 3 Mega watt termici. Dovranno inoltre essere dimensionati per produrre energia elettrica o calorica in quantità superiore ai consumi aziendali così da poter essere venduta o ceduta a terzi.
La materia prima che alimenterà le strutture, dovrà provenire dall’azienda stessa o da altre del territorio unite da un accordo di filiera, entro una distanza massima di 70 chilometri.
Le imprese possono presentare progetti di spesa a partire da 20mila euro e senza limiti: il contributo massimo sarà comunque calcolato nel rispetto del regime “de minimis”  e non potrà quindi superare i 200mila euro.
Il contributo sarà in conto capitale modulabile tra il 20 e il 50%  della spesa ammessa, nel rispetto dei limiti di cumulabilità con altri incentivi pubblici per le energia da fonti alternative.  E’ possibile chiedere un anticipo del 50% dell’importo assegnato.
Nelle graduatorie sono previsti punteggi aggiuntivi, a parità di requisiti, per le aziende agricole di montagna e per i giovani agricoltori che abbiano usufruito nei precedenti cinque anni di un contributo per l’avvio di una nuova azienda.

Le domande, che devono essere presentate entro il 29 novembre, vanno presentate utilizzando il sistema Informativo Agrea (sIAG), secondo le procedure indicate da Agrea. Tutte le informazioni e moduli sono online sul portale regionale Agricoltura e pesca. 

“Boom del biologico sul territorio reggiano”

Più forte dei cambiamenti climatici, della crisi e della burocrazia. È l’agricoltura biologica ‘made in Reggio’, un settore in continua espansione che fa segnare un boom di aziende e superfici coltivate.

“Non siamo dinnanzi a una moda passeggera ma a una solida realtà che ha forti radici nella nostra tradizione agricola ed è destinata ad avere una decisa crescita negli anni a venire”, sottolinea Antenore Cervi (presidente Cia di Reggio). E poi presenta i numeri. Le aziende agricole bio di Cia sfiorano le trecento unità. La parte del leone la fa la montagna con oltre 132 imprese, seguita da Reggio (84), Val d’Enza (65), e Bassa (18). Negli ultimi cinque anni l’incremento di aziende ha superato il 60% sul territorio reggiano, mentre quello di ettari arriva al +65%.

Erika Iori, responsabile del settore per Cia Reggio, entra quindi nel dettaglio: “La parte preponderante dell’agricoltura bio è rappresentata dai seminativi (80%). Al secondo posto vengono prati e pascoli (12%), poi la vite (3%) e la frutta (3%). Ma l’ascesa del biologico sta contagiando anche il settore zootecnico. Basti pensare che a Ventasso un’azienda Cia vende carni fresche e produce ragù da chianine. Mentre in città assistiamo a una decisa crescita di apicoltori”.

Ormai il biologico rappresenta una fetta importante del comparto dell’agroalimentare e i margini di espansione sono davvero notevoli – aggiunge Cervi -. Ma deve essere evitato l’errore di metterlo in contrapposizione con l’agricoltura integrata e sostenibile e con il contributo che essa porta alla sicurezza alimentare: si tratta di due realtà che devono camminare di pari passo nel reciproco rispetto”.

Una cosa è certa: la scelta ‘biologica’ è etica ma anche di mercato. “Sta mutando molto velocemente la mentalità dei consumatori – sottolinea Iori -. Basti pensare che otto cittadini su dieci hanno comprato bio nell’ultimo anno. Oltre il 40% di loro è ‘frequent user’ e compra bio ogni settimana. Per ragioni salutistiche, per caratteristiche di sicurezza e qualità, perché il biologico viene ritenuto più rispettoso dell’ambiente. E a questa domanda crescente assistiamo in prima linea. La nostra associazione è di frequente contattata da reggiani che chiedono indirizzi di aziende della loro zona dove comprare bio. Addirittura, nei giorni scorsi, un’associazione di neomamme ha voluto una lista completa di imprese di tutto il territorio reggiano…”.

Per gli imprenditori bio non mancano però le difficoltà. Tra tutte spiccano la burocrazia – gli adempimenti sono stati semplificati ma si deve fare di più – e il meteo. “Il settore agricolo è quello che, più di tutti, subisce gli effetti dei cambiamenti climatici e il biologico in particolare – conclude il presidente -: avendo limitate possibilità d’intervento con trattamenti, le colture sono infatti più esposte alle bizze della stagione. E, negli ultimi mesi, ne abbiamo viste davvero troppe”.

Cia sarà protagonista alla 31esima edizione di Sana – il Salone internazionale del biologico e del naturale, che si terrà a Bologna dal 6 al 9 settembre – con lo stand D68 nel Padiglione 29. Nei 24 mq di area espositiva, in linea con l’obiettivo ‘plastic free’ dell’edizione 2019 del Sana e con le buone pratiche dell’economia circolare, Cia opta per allestimenti in cartone e materiali ecocompatibili. Spazio anche all’innovazione con l’utilizzo della Realtà Aumentata: speciali totem ecofriendly a forma di alberi proietteranno immagini virtuali per veicolare i messaggi degli Agricoltori Italiani, in particolare i contenuti della Carta dei Valori del Biologico Italiano.

Più acqua per l’agricoltura con nuovi invasi e infrastrutture irrigue

Se a seguito del cambiamento climatico, i cui effetti si rendono sempre più e drammaticamente evidenti, occorre intervenire con azioni  a lungo termine per limitarne gli effetti, un processo di razionalizzazione nella raccolta dell’acqua meteorica in eccesso, nel periodo autunno invernale o in caso di improvvise precipitazioni, è azione assai più rapida.

Per garantire  adeguate risorse irrigue a un’agricoltura di qualità e dai grandi numeri come quella emiliano-romagnola, la Regione agisce su due fronti: da un lato  promuovendo la massima efficienza nell’uso della risorsa idrica, attraverso progetti che puntano al risparmio e al riuso; dall’altro sostenendo la realizzazione di adeguate infrastrutture per lo stoccaggio e la distribuzione dell’acqua.

Proprio a questo secondo aspetto  è dedicato l’incontro del 17 luglio, presso la sede regionale “Terza Torre”, per discutere e presentare quanto è in corso di realizzazione o in prospettiva, agli operatori del settore, agricoltori e tecnici dei Consorzi di Bonifica.

Attraverso la realizzazione, permessa e stimolata dai finanziamenti ora disponibili,  sono in corso diverse iniziative:

  • nel 2018 si è attivata una rete di 18 invasi di stoccaggio, per una capacità complessiva di circa 2,4 milioni di metri cubi, che sorgeranno prevalentemente a ridosso della fascia Appenninica, dove è più carente la disponibilità di acqua per l’irrigazione delle colture.
  • ammontano a 225 milioni di euro  i fondi nazionali e regionali a disposizione per la realizzazione di 36 progetti, distribuiti su tutto il territorio regionale, relativi ad invasi e infrastrutture irrigue. Si tratta di impianti, tutti cantierabili, che daranno un incremento della capacità di invaso di 16,6 milioni di metri cubi e un miglioramento e potenziamento delle derivazioni e delle opere di distribuzione irrigua al servizio di 13.590 aziende, su un’area di quasi 178.000 ettari.

Nella mattinata di mercoledì’ 17 luglio, dopo l’intervento d’apertura di Simona Caselli, assessore all’agricoltura della Regione Emilia-Romagna, seguirà una serie di relazioni tecniche che permetteranno di conoscere: dai dati di cambiamento del clima alla programmazione degli invasi; dalla necessità competitiva delle infrastrutture irrigue alla corretta ed efficiente gestione della risorsa acqua.

Spazio quindi agli interventi dei settori della Bonifica e alle rappresentanze dei produttori agricoli.

Conclude l’incontro Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna.

Bracconaggio nel Po, individuati 166 punti di imbarco

Proseguono le attività istituzionali di contrasto al bracconaggio nel fiume Po. Nel 2018 era stato siglato il protocollo d’intesa triennale per il controllo della pesca illegale nel principale fiume italiano tra Regioni Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna, le prefetture di Milano, Torino, Venezia e Bologna e l’Autorità di bacino del fiume Po. In attuazione al documento, Regioni e Province coinvolte hanno individuato lungo tutta l’asta 166 potenziali punti di imbarco e sosta degli automezzi utilizzati nell’attività di bracconaggio. Entro la fine di agosto sarà elaborata una mappa interattiva che sarà messa a disposizione delle prefetture per il monitoraggio dei siti.

 Le dichiarazioni degli assessori Caselli e Rolfi

“Le attività di pesca illegale hanno contribuito a indebolire la biodiversità nel Po e a diminuire il numero di esemplari di specie autoctone, come lo storione e l’anguilla. Per questo vogliamo intervenire con decisione e in maniera coordinata affinché vengano tutelate la fauna e le attività di pesca legale”, hanno dichiarato gli assessori regionali con delega alla Pesca di Emilia-Romagna e Lombardia, Simona Caselli e Fabio Rolfi, presenti questa mattina a Palazzo Lombardia per il tavolo interregionale. “Ora faremo una verifica su questi 166 punti di attracco per capire quali siano già utilizzati e concentrare meglio le energie”.

“È essenziale riuscire a fornire alle Forze dell’ordine uno strumento innovativo per consentire di intervenire in modo mirato ed efficace- ha spiegato il segretario generale dell’Autorità di Bacino, Meuccio Berselli-. Stiamo ultimando una rilevante attività di analisi nel dettaglio delle necessità e questo diventerà a breve un mezzo prezioso per intervenire. Così, chi avrà il compito di vigilare per scongiurare il grave fenomeno del bracconaggio sul Po potrà contare su conoscenze approfondite del territorio e tecnologie digitali avanzate”

Il piano operativo prevede un potenziamento delle Forze di Polizia provinciale e locale anche con adeguamento delle attrezzature per il controllo notturno e la navigazione.

Gli ambiti provinciali dell’Emilia-Romagna

I punti di imbarco, pesca, sbarco e sosta degli automezzi di appoggio utili ed utilizzati nell’attività di bracconaggio per ogni provincia:

  • Ferrara 8
  • Parma 14
  • Piacenza 16
  • Reggio Emilia 11
  • Lodi 46
  • Mantova 13
  • Cremona 7
  • Pavia 42
  • Rovigo 9.

Pensioni, Cia Reggio ha incontrato il prefetto Forte

Una delegazione della Cia di Reggio è stata ricevuta dal Prefetto, Maria Forte, per illustrare il documento programmatico, redatto in occasione dell’Assemblea nazionale dell’Anp dello scorso aprile, in cui sono stati evidenziati gli importanti problemi che riguardano i pensionati e sollecitati adeguati e urgenti interventi.

Intitolato “Il paese che vogliamo: pensioni dignitose, servizi socio-sanitari nelle aree rurali, servizi di cittadinanza, valorizzazione del ruolo sociale dell’anziano nella società”, il documento contiene proposte e rivendicazioni nei confronti del Governo nazionale per l’aumento delle pensioni minime, per welfare e servizi in ambito rurale e per l’introduzione di politiche sull’invecchiamento attivo. Anp – Cia si è rivolta al Prefetto chiedendo di interessarsi nei confronti del Governo nazionale per rappresentare il disagio in cui vivono moltissimi pensionati reggiani e per rimarcare che, se non si interviene adeguatamente, le difficoltà non mancheranno nemmeno per i pensionati di domani, i giovani di oggi.

Nell’occasione è stato anche presentata la proposta di una riforma radicale della legge sulla fauna selvatica per affrontare concretamente un problema ormai fuori controllo, ed è stata illustrata l’importanza della nuova Pac.

Il Prefetto, che ha seguito con molta attenzione le problematiche esposte nel corso dell’incontro, ha assicurato il proprio interessamento, sia presso il Governo, sia presso le Istituzioni pubbliche.

All’incontro erano presenti (da sinistra nella foto) Roberta Bortesi, Giorgio Davoli, Antenore Cervi, il prefetto Maria Forte, Irmo Reggi e Arianna Alberici.

“Cerealicolo e titolo di studio in Agraria: ecco l’identikit dell’agricoltore 4.0”

Titolo di studio a indirizzo agrario conseguito dall’imprenditore e appartenenza al settore cerealicolo. Ecco “l’identikit” delle realtà dell’agroalimentare italiano più portate all’adozione di soluzioni di agricoltura 4.0. A completare il quadro, un dato inatteso: l’età dell’imprenditore sembra incidere poco sulla decisione di abbracciare l’innovazione tecnologica. L’istantanea del rapporto tra agricoltura e nuove tecnologie fa riferimento al Nord Italia, nello specifico a Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto. I dati regionali, inediti, scaturiscono dalla ricerca dell‘Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano* e del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia. L’indagine su innovazione digitale e agroalimentare italiano, presentata in febbraio, ha rivelato un vero e proprio “boom” dell’agricoltura 4.0, per un valore di mercato compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro nel 2018.

Il campione di riferimento utilizzato come base per l’indagine conta 903 risposte da altrettante aziende agricole. Di queste, 71 sono lombarde, 141 piemontesi, 104 emiliane e 89 venete.

TITOLO DI STUDIO – La ricerca evidenzia che “non sembra che l’età possa essere rilevante al fine di determinare l’adozione o meno di tecnologie di agricoltura 4.0”. Più significativo è il titolo di studio dell’imprenditore: “Sembra che un titolo di studio a indirizzo agrario sia associato a una maggiore probabilità di adottare soluzioni di agricoltura 4.0. Non sembra invece essere rilevante il titolo di studio di per sé. Questa dinamica sembra riflettersi anche nelle singole regioni (salvo che per il Veneto)”.

– In Lombardia gli imprenditori agricoli che adottano soluzioni 4.0 hanno una laurea nel 57% dei casi e, nel 64% dei casi, hanno una laurea ad indirizzo agrario.

– In Piemonte gli imprenditori agricoli laureati che puntano sull’innovazione digitale sono il 42% e il dato sale al 56% in relazione alle lauree ad indirizzo agrario.

– In Emilia Romagna i laureati che operano in campo agricolo puntando all’innovazione rappresentano il 50%, mentre gli imprenditori 4.0 con laurea ad indirizzo agrario sono l’80%.

– In Veneto gli imprenditori laureati impegnati nell’agricoltura 4.0 sono il 47%, mentre i laureati con indirizzo agrario rappresentano solo il 29%.

DIMENSIONI AZIENDALI – Di rilievo, per l’adozione di soluzioni 4.0, è la dimensione aziendale: “maggiore è la dimensione dell’azienda agricola e maggiore è la probabilità di adottare soluzioni di agricoltura 4.0”. “Nel caso della Lombardia – rivela la ricerca – tutte le classi di dimensione sono caratterizzate da una maggiore incidenza, rispetto al campione generale, di aziende agricole che hanno scelto di adottare soluzioni di agricoltura 4.0. Incidono in particolare le grandissime superfici e le micro aziende. Nel caso del Piemonte e dell’Emilia Romagna sono invece le sole aziende più grandi quelle caratterizzate da percentuali di adottanti più alte. Nel caso del Veneto sono le aziende di medie dimensioni quelle che hanno un incremento maggiore sulle percentuali di adottanti”.

SETTORI – Il cerealicolo è il comparto con le più alte percentuali di aziende che abbracciano l’agricoltura 4.0: 73% in Lombardia, 72% in Piemonte, 67% in Emilia Romagna, 65% in Veneto. Spicca anche il settore zootecnico, con percentuali più alte rispetto al campione generale nel caso di Lombardia (64%) e Piemonte (54%). Nell’adozione di soluzioni digitali 4.0 per il vitivinicolo, Veneto e Piemonte (rispettivamente, 47% e 35%) sono caratterizzati da percentuali più alte rispetto al campione generale, mentre l’Emilia Romagna è sotto la media (21%). Nell’orticolo sono Emilia Romagna (80%) e Lombardia (67%) a trainare, mentre il Veneto si ferma al 40%, poco sotto il dato generale (47%).

CONCLUSIONI – Nel complesso, Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna sono in linea con le percentuali di aziende agricole che hanno adottato soluzioni di agricoltura 4.0 nel campione generale (55% il dato italiano). Risalta il caso della Lombardia (68% nell’adozione di soluzioni improntate all’innovazione), che si discosta nettamente dal resto d’Italia. A seguire, Piemonte (62%), Emilia Romagna (55%). Di poco sotto la media generale è il Veneto (51%). E mentre dimensioni aziendali, titolo di studio a indirizzo agrario e appartenenza al cerealicolo come settore prevalente “sembrano sempre essere associati a una maggiore probabilità di adottare soluzioni di agricoltura 4.0 – conclude la ricerca –, dall’altro non possiamo trarre delle conclusioni di carattere generale dall’analisi delle altre variabili, che potrebbero trovare un significato maggiore più a livello regionale che a livello nazionale, dove le specificità di ciascuna regione sono necessariamente smorzate”.

“Più acqua per l’agricoltura con nuovi invasi e infrastrutture irrigue”

Se a seguito del cambiamento climatico, i cui effetti si rendono sempre più e drammaticamente evidenti, occorre intervenire con azioni  a lungo termine per limitarne gli effetti, un processo di razionalizzazione nella raccolta dell’acqua meteorica in eccesso, nel periodo autunno invernale o in caso di improvvise precipitazioni, è azione assai più rapida.

Per garantire  adeguate risorse irrigue a un’agricoltura di qualità e dai grandi numeri come quella emiliano-romagnola, la Regione agisce su due fronti: da un lato  promuovendo la massima efficienza nell’uso della risorsa idrica, attraverso progetti che puntano al risparmio e al riuso; dall’altro sostenendo la realizzazione di adeguate infrastrutture per lo stoccaggio e la distribuzione dell’acqua.

Proprio a questo secondo aspetto  è dedicato l’incontro del 17 luglio, presso la sede regionale “Terza Torre”, per discutere e presentare quanto è in corso di realizzazione o in prospettiva, agli operatori del settore, agricoltori e tecnici dei Consorzi di Bonifica.

Attraverso la realizzazione, permessa e stimolata dai finanziamenti ora disponibili,  sono in corso diverse iniziative:

  • nel 2018 si è attivata una rete di 18 invasi di stoccaggio, per una capacità complessiva di circa 2,4 milioni di metri cubi, che sorgeranno prevalentemente a ridosso della fascia Appenninica, dove è più carente la disponibilità di acqua per l’irrigazione delle colture.
  • ammontano a 225 milioni di euro  i fondi nazionali e regionali a disposizione per la realizzazione di 36 progetti, distribuiti su tutto il territorio regionale, relativi ad invasi e infrastrutture irrigue. Si tratta di impianti, tutti cantierabili, che daranno un incremento della capacità di invaso di 16,6 milioni di metri cubi e un miglioramento e potenziamento delle derivazioni e delle opere di distribuzione irrigua al servizio di 13.590 aziende, su un’area di quasi 178.000 ettari.

Nella mattinata di mercoledì’ 17 luglio, dopo l’intervento d’apertura di Simona Caselli, assessore all’agricoltura della Regione Emilia-Romagna, seguirà una serie di relazioni tecniche che permetteranno di conoscere: dai dati di cambiamento del clima alla programmazione degli invasi; dalla necessità competitiva delle infrastrutture irrigue alla corretta ed efficiente gestione della risorsa acqua.

Spazio quindi agli interventi dei settori della Bonifica e alle rappresentanze dei produttori agricoli.

Conclude l’incontro Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna.

“Dazi Usa: il Parmigiano Reggiano è a rischio. I nostri parlamentari si mobilitino”

Trump mette a rischio le esportazioni negli Usa delle oltre 280 mila forme di Parmigiano Reggiano-. È l’allarme di Antenore Cervi, presidente Cia-Agricoltori Italiani Reggio Emilia, dopo la pubblicazione della nuova lista nera dei prodotti europei sui cui incombono i pesanti dazi, usati come ritorsione per i sussidi garantiti dall’Europa al consorzio Airbus, principale concorrente dell’americana Boeing. Ora, a differenza dello scorso aprile, nell’elenco figura anche il re dei formaggi.

“I nostri parlamentari -lancia l’appello Cervi-  facciano pressioni sul Governo italiano, affinché intervenga al più presto per impedire il deflagrare di questa preoccupante guerra commerciale. Siamo dinnanzi a una minaccia molto grave per il nostro territorio e gli imprenditori agricoli reggiani. Gli Stati Uniti sono (dopo la Francia) il secondo mercato export con 10.439 tonnellate di prodotto spedito oltreoceano nel 2018 (+ 15% rispetto al 2017). E i dati del primo trimestre di quest’anno, indicano un ulteriore deciso incremento. Le potenzialità sono enormi: gli Stati Uniti possono diventare in breve tempo il primo mercato export ma insensati dazi, prodotti ingannevoli e contraffazione rischiano di compromettere lavoro e investimenti”.

Cia Reggio Emilia ricorda che il Parmigiano Reggiano è sempre di più proiettato sui mercati esteri e nel 2018 ha raggiunto e superato il 40% di quota export, con una crescita a volume del +5,5% rispetto all’anno precedente. I dati ufficiali del Consorzio indicano che la Francia è il primo mercato (11.333 tonnellate), seguito da Usa (10.439 tonnellate), Germania (9.471 tonnellate), Regno Unito (6.940 tonnellate) e Canada (3.030 tonnellate). Se Francia e Regno Unito crescono (rispettivamente +12,6% , +2,2%) la Germania frena (-4,4%) a causa della concorrenza dei prodotti similari. Al contrario, cresce il Canada (+17,7%) che, grazie agli accordi Ceta, conferma le previste opportunità di sviluppo.

Cia-Agricoltori Italiani -a differenza di altre associazioni di agricoltori che pare abbiano però finalmente cambiato idea- è sempre stata favorevole al Ceta, ma guarda, invece, con grande preoccupazione all’accordo commerciale in dirittura d’arrivo tra Unione europea e paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). “Rappresenterebbe una ulteriore mazzata per le eccellenze del nostro territorio”, denuncia Cervi.

Il settore agroalimentare che rischia di essere penalizzato in favore di comparti come il farmaceutico e l’automotive, rilevanti soprattutto per l’export tedesco, e interessati al quinto maggior mercato fuori dai confini comunitari, con 260 milioni di consumatori latino-americani -entra nel dettaglio l’organizzazione-. Cia guarda da sempre con favore agli accordi commerciali internazionali ma, nel ruolo di importatore netto, l’agrifood italiano occupa una posizione difensiva nelle produzioni zootecniche e nei cereali, che auspichiamo siano tutelate dal trattato”.

Cia Reggio Emilia si augura, dall’altra parte, una particolare attenzione a sostegno dei prodotti in cui gioca, invece, in posizione offensiva: vini, prosecco, prodotti agricoli trasformati lattiero-caseari e IG di alta qualità.

“Il rischio è di essere sommersi dai prodotti agricoli del Sudamerica -conclude Cervi-. Nell’Ue vigono i più alti standard in termini di sicurezza alimentare, ambiente, salute e benessere degli animali che garantiscono il successo dei prodotti agroalimentari europei nel mondo, sarebbe dunque dannosa una concorrenza di prodotti che non rispettano il principio di reciprocità delle regole comunitarie”.

Tramonto DiVino in 10 tappe: dalla riviera alla via Emila e a Francoforte

Fra cultura enogastronomica e educazione al corretto abbinamento cibo/vino, dopo l’anteprima di maggio in Germania, torna a metà luglio il road show delle tipicità regionali che collega riviera, borghi e città d’arte attraverso l’antico tracciato della via Emilia fino a Francoforte.

Un’esperienza enogastronomica irripetibile con centinaia di assaggi di vini e cibi tipici concentrati in una sola serata. Protagonisti prodotti e vini Dop e Igp dell’Emilia-Romagna spettacolarizzati con degustazioni e abbinamenti, show cooking e il racconto di animatori, chef, sommelier e giornalisti.

Dieci tappe e un’anteprima per comunicare e promuovere la cultura del vino e del cibo dell’Emilia-Romagna. Torna per il quattordicesimo anno consecutivo Tramonto DiVino, il tour del gusto che per tutta l’estate mette in contatto le eccellenze enogastronomiche dell’Emilia-Romagna con migliaia di winelover, gastronauti e addetti ai lavori, italiani e stranieri.

Per tre mesi, dal 18 luglio al 20 ottobre, verrà offerta alle decine di migliaia di turisti, viaggiatori, eno-appassionati, un’esperienza unica dell’incredibile offerta enogastronomica dell’Emilia-Romagna, chiudendo il cerchio in novembre a Francoforte, dove quest’anno tutto è cominciato con l’anteprima del 9 maggio ospitata dal ristorante ”In Cantina” aperto nella capitale economica tedesca da Enoteca Regionale Emilia-Romagna.

Solo prodotti enogastronomici di altissima qualità

Sul palcoscenico del gusto di Tramonto DiVino, andrà in scena il meglio delle produzioni Dop e Igp dell’Emilia-Romagna, dal Prosciutto ‘coronato’ di Parma a quello di Modena, al Parmigiano Reggiano declinato in diverse stagionature, alle tre Dop di Piacenza (Coppa, Salame e Pancetta), alla Mortadella Bologna, allo Squacquerone di Romagna e alla Piadina rigorosamente Romagnola e Igp, all’Olio Evo di Brisighella, fino agli Aceti Balsamici Tradizionali di Modena e Reggio e al famoso Aceto Balsamico di Modena Igp. E ancora le  Patata di Bologna Dop e Aglio di Voghiera, il Salame Cacciatore il dessert gourmand preparato a cura dei maestri gelatieri del Carpigiani Gelato Museum completeranno l’offerta del food, insieme ad occasionali compagni di viaggio selezionati fra le migliori offerte enogastronomiche del territorio.

A duettare con i prodotti della gastronomia, centinaia di etichette emiliano-romagnole selezionate, raccontate e proposte in degustazione dai sommelier Ais che spaziano da Sangiovese, Albana, Trebbiano e Pagadebit di Romagna, ai Lambruschi emiliani freschi e frizzanti, ai vini ferraresi delle sabbie, al Pignoletto dei Colli bolognesi, alle Malvasie parmensi, fino ai Gutturnio e Ortrugo piacentini, solo per citarne alcuni. Completano l’offerta dei vini le frizzanti bollicine Metodo Classico in costante crescita anche in Emilia-Romagna.

Tutti i vini sono ordinati e offerti seguendo il rigido pedigree dell’ultima edizione di Emilia-Romagna da Bere e da Mangiare (PrimaPagina editore), guida regionale redatta dall’Associazione Italiana Sommelier consegnata all’ingresso della manifestazione a tutti i partecipanti per orientare e selezionare l’assaggio delle centinaia di etichette regionali a disposizione.

Le 10 tappe di Tramonto DiVino 2019

Dieci le tappe previste questa estate per l’edizione 2019 di Tramonto DiVino, di cui sette organizzate direttamente e tre in collaborazione organizzativa con consolidati partner del tour.

Si comincia giovedì 18 luglio sul nuovo lungomare di Milano Marittima con un Tramonto DiVino ‘on the beach’, per poi spostarsi in città, a Imola (Piazza Matteotti) il 31 luglio. Si torna in riviera il 2 agosto, nella splendida Piazza Spose dei Marinai di Cesenatico, dove un brindisi in anteprima alla Notte Bianca del Cibo Italiano lancerà la tappa successiva a Forlimpopoli (4 agosto, Corte di Casa Artusi), in collaborazione con il Comune di Forlimpopoli e la Fondazione Artusi.

Dopo la pausa agostana, tutti in Emilia: si riparte da Ferrara il 4 settembre (Piazza Municipio) e, tre giorni dopo (7 settembre), si fa tappa a Piacenza con una serata organizzata in collaborazione con il Consorzio Salumi Piacentini nell’ambito della due giorni “Piacenza è un mare di sapori”.

Il 14 settembre è la volta di una delle location più sceniche del tour: la corte della magnifica Rocca di Fontanellato nel week end concomitante al mercato dell’antiquariato e la vicina fiera del Camper di scena a Parma. Si prosegue a Scortichino di Bondeno il 21 settembre con la “tappa della solidarietà” organizzata dalla Società Sportiva Nuova Aurora per un gemellaggio a scopo benefico, avviato già 5 anni fa.

Ultima tappa italiana del tour il 20 ottobre a Bologna a Fico Eataly World, il più grande parco a tema gastronomico d’Europa, meta ogni anno di milioni di visitatori che da tutto il mondo vengono ad assaggiare l’enogastronomia più blasonata dei cinque continenti.

Chiusura definitiva, ancora una volta a Francoforte, al Ristorante ‘In cantina’, vero baluardo dei prodotti e dei vini a denominazione d’origine all’’estero, per continuare a promuovere il verbo enogastronomico emiliano-romagnolo in quella Germania primo partner commerciale italiano per l’agroalimentare e il vino. La tappa di Francoforte, si inserisce nelle iniziative che la Regione Emilia-Romagna ha organizzato per la “Settimana della cucina italiana nel mondo 2019” nelle tre città tedesche di Berlino, Monaco di Baviera e, appunto, Francoforte.

I partner dell’evento

Tramonto DiVino è un evento dell’Assessorato Agricoltura della Regione Emilia-Romagna in partnership con l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna, APT Servizi e Unioncamere Emilia-Romagna, organizzato da Agenzia PrimaPagina Cesena insieme alle Ais di Emilia e Romagna.

Partner dell’edizione 2019 sono: Carpigiani Gelato Museum, i Consorzi delle principali Dop e Igp dell’Emilia-Romagna: Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma e di Modena, Salumi Piacentini, Pesca e Nettarina di Romagna, Pera dell’Emilia-Romagna, Mortadella Bologna, Consorzio Salame Cacciatore, Associazione dello Squacquerone di Romagna (rappresentata dalla Centrale del Latte di Cesena), Olio Extravergine di Oliva di Brisighella, Aceti Balsamici Tradizionali di Modena e Reggio Emilia, Aceto Balsamico di Modena, Patata di Bologna, Piadina Romagnola, Aglio di Voghiera, Zampone e Cotechino di Modena. E ancora le Strade dei vini e dei sapori della Romagna e della Provincia di Ferrara.

Fase di attenzione per gli incendi boschivi, ecco i numeri da chiamare

A partire da oggi l’Agenzia Regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile ha attivato, su tutto il territorio regionale, la fase di attenzione per gli incendi boschivi, che durerà fino al 3 settembre.

I numeri da chiamare (la telefonata è gratuita) in caso di avvistamento di un incendio boschivo sono:

  • 115 da chiamare in caso d’incendio (numero di soccorso del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco)
  • 1515 per la segnalazione di illeciti e di comportamenti a rischio di incendio boschivo (numero di emergenza ambientale dell’Arma dei Carabinieri-Forestale)
  • 800841051 numero verde regionale da utilizzare anche per il preavviso di accensione di fuochi o abbruciamenti controllati di materiale vegetale derivante da lavori agricoli e forestali.

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