ROMAGNA

COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

Servono misure straordinarie per il comparto ortofrutticolo

“Ai problemi strutturali del settore con cui facciamo i conti da tempo, in particolare con pesche e nettarine, si sono aggiunte le calamità degli ultimi anni con gelate, alluvioni e trombe d’aria. Questo sta mettendo a rischio tutta la filiera romagnola col pericolo di accelerare un disinvestimento già in atto che può portare all’abbandono quasi totale della frutticoltura romagnola con riflessi notevoli sull’economia, primo perché è un settore che esporta ma anche per l’indotto che muove. Rischiamo danni irreparabili”. Questo il commento del Presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi, riferendosi al comparto che impiega in regione oltre 25 mila imprese ortofrutticole su un totale di oltre 53.000 che operano sul territorio e che crea i 1,2 miliardi in termini di produzione lorda vendibile.

Gli eventi atmosferici che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel corso della primavera sono senza dubbio da considerarsi straordinari, basti pensare che, in pochi giorni, è caduta la pioggia di 8 mesi che ha rappresentato il record di precipitazioni storiche su tutte le aree a vocazione frutticola della regione.
Va puntualizzato che la furia delle acque si è abbattuta su un areale geografico la cui capacità produttiva era già stata irrimediabilmente compromessa dalle gelate tardive di inizio aprile.
Questi fenomeni hanno avuto il loro culmine, drammatico, a metà del mese di maggio e la loro intensità, ripetitività e concentrazione ha causato danni economici, pesanti, all’intera filiera.
Le piogge e le gelate hanno compromesso, in maniera generalizzata, le produzioni ortofrutticole in modo assolutamente irrimediabile: si stimano riduzioni di rese importanti (oltre il 60% con picchi del 90%) e parametrici commerciali stimati sotto media (con conseguente pesante deprezzamento della produzione).
La profonda crisi che attraversa il settore primario e la riduzione dei sostegni rischia di generare nel breve periodo premi assicurativi insostenibili per molte aziende agricole.
Questa situazione testimonia la necessità urgente di intervenire attivando misure straordinarie a garanzia di un comparto strategico per la nostra regione e per il Paese.
Per questo motivo si chiede:
1) di prevedere nella delimitazione dell’area colpita dagli eventi primaverili di aprile e maggio attraverso l’attivazione del decreto legislativo 102/04 a parziale compensazione dei danni subiti;
2) proroga delle rate di credito agrario di esercizio e di miglioramento attuando le medesime procedure già sperimentate nel corso dell’emergenza COVID;
3) destinare risorse per finanziare la “cambiale agraria” Ismea per assicurare liquidità alle imprese agricole colpite da gelo ed alluvioni anche attraverso il coinvolgimento dei confidi regionali;
4) finanziare, attraverso le risorse della programmazione comunitaria, tutti gli strumenti di difesa attiva indispensabili a prevenire i disastrosi effetti del gelo;
5) permettere, utilizzando le risorse OCM ed i piani operativi, la conversione varietale degli impianti che sia siano dimostrati improduttivi;
6) riorganizzare la filiera garantendo ai produttori la necessaria remunerazione del lavoro e terminare l’iter per la definizione di un catasto ortofrutticolo nazionale;
7) ricostituzione della dotazione per gli interventi compensativi per siccità dal 01/06/2022 al 30/09/2022 ridotta del 50% a seguito dei tragici eventi che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel mese di maggio;
8) la drastica riduzione dei principi attivi ha compromesso l’efficacia delle strategie di difesa in campo. Questo, combinato a fattori ambientali avversi, ha determinato una significativa riduzione della capacità produttiva degli impianti. Occorre quindi rilanciare le attività di ricerca e impedire che l’Europa compia la scelta ideologica di un dimezzamento delle molecole attive in assenza di alternative tecniche adeguate;
9) sostenere il sistema assicurativo per garantire una efficace difesa delle produzioni;
10) l’esonero parziale dal pagamento dei contributi propri e dei lavoratori dipendenti sia per le aziende agricole che per le società o cooperative che svolgono o hanno svolto attività agricola nei successivi 12 mesi dal verificarsi dall’evento calamitoso come disposto dall’art. 8 del D.Lgs. 102/2004 poi modificato con D.Lgs. 82/2008.
Pur consapevoli della complicata congiuntura economica del paese è evidente che a causa di numerosi “flagelli” che si sono abbattuti sul comparto ortofrutticolo l’assenza di interventi tempestivi rischia di determinare una rapida e profonda riorganizzazione del comparto con estirpi e cessazione di attività che si susseguono, da anni, senza sosta.
Dispiace inoltre rilevare come i soggetti più fragili, piccole e medie imprese, giovani agricoltori ed agricoltrici siano coloro che più di ogni altro rischiano di cessare anzitempo la propria attività senza considerare i danni irreparabili che una riduzione delle superfici cagionerebbe all’indotto lavorativo e alla forza competitiva dell’ortofrutta italiana.

Post alluvione – Continua la solidarietà dalle Cia di tutta Italia. Gesti di grande importanza nel segno dei nostri valori. Ora però servono risposte dal governo su risorse e interventi

Mentre i territori colpiti dalle alluvionui restano in attesa delle risorse e degli interventi annunciati dal Governo, non si ferma la solidarietà fra gli agricoltori associati Cia.

Dopo i gesti di generosità e solidarietà compiuti da Cia Veneto e Cia Reggio Emilia, che nei mesi scorsi hanno donato fieno e paglia alle aziende zootecniche, fra fine agosto e inizio settembre un camion carico di fieno proveniente dalla Cia di Vicenza ha fatto il suo ingresso a Casola Valsenio e altri camion sono arrivati a Mercato Saraceno con decine di balle di fieno donate dalla Cia di Trento. Non si tratta solo di un supporto fondamentale per l’alimentazione del bestiame, ma anche di un importante sentimento di vicinanza nei confronti degli allevatori delle aree colpite da frane e alluvioni.

La Cia di Vicenza è stata accolta per Cia Romagna da Stefania Malavolti, presidente del direttivo Cia Romagna della zona di Faenza e coordinatrice Donne in Campo Romagna. Ad attendere la donazione della Cia di Trento era presente Matteo Pagliarani, vicepresidente di Cia Romagna e coordinatore Agia-Cia Romagna. In Appennino a causa delle innumerevoli frane alcune aziende sono ancora difficilmente accessibili. L’alluvione ha inoltre provocato una scarsità nella produzione di foraggio, a causa del ritardo negli sfalci e dei danni alle colture.

Cia Romagna sin dai primissimi giorni dopo le alluvioni si è adoperata per incrociare i bisogni degli agricoltori e degli allevatori con le numerose offerte di aiuto provenienti dalle Cia di diverse zone d’Italia. “Sono gesti che ci ricordano che, anche di fronte alle sfide, l’unità e la solidarietà possono portare a risultati importanti – commenta Danilo Misirocchi,  presidente di Cia Romagna e ringraziamo sinceramente le Cia che hanno donato il fieno per l’ impegno nel sostenere gli agricoltori romagnoli. Ora però abbiamo bisogno di risposte chiare e veloci dal Governo e dalla struttura commissariale: i nostri associati devono avere un orizzonte di certezze per decidere se investire come sarebbe necessario. Inoltre più passa il tempo, maggiormente si aggrava la crisi di liquidità delle aziende. A fine agosto sono infatti terminate le sospensioni di alcuni pagamenti, mentre il 20 novembre è la scadenza del pagamento di tutte le imposte e tributi, visto che non sono state fatte le modifiche richieste in sede di conversione del decreto.

Per tutta l’estate Cia Romagna è stata sempre presente agli incontri per portare il proprio contributo, rappresentare la situazione in Romagna e portare ai confronti fra Commissario e istituzioni locali, regionali ed europee le istanze degli associati. “Tra le altre cose è emerso ancora una volta quanto siano lontane le esigenze pratiche delle aziende e le procedure burocratiche. Non possiamo perciò non manifestare le nostre preoccupazioni sul quanto e quando, ovvero sul tema delle risorse e degli interventi. A ormai quattro mesi dagli eventi non si conoscono le priorità e le modalità dell’azione commissariale”.

Fra i temi affrontati negli incontri Cia Romagna ha ribadito e ribadisce la necessità di garantire la manutenzione adeguata alle reti dei territori rurali; procedere con gli interventi di somma urgenza per ripristinare le strade di collegamento e le strade intra-poderali, evitando il rischio di uno spopolamento della montagna; ripristinare rapidamente le infrastrutture idriche e procedere con gli interventi per riparare e intervenire sui danni causati dalle frane. Si è inoltre nuovamente sottolineato il bisogno di fare chiarezza sulle responsabilità degli argini dei fiumi dalla sorgente fino alla via Emilia, in quanto l’interpretazione data fino ad ora non è ritenuta corretta dalle organizzazioni agricole e da questa interpretazione dipende chi e come si deve intervenire per completare le opere di ripristino e la gestione futura.

Alluvione: il ritardo non è più tollerabile. Servono subito risorse ed aiuti concreti

Il Tavolo unitario dell’imprenditoria della provincia di Ravenna, il 10 agosto 2023  ha trasmesso agli organi di informazione un comunicato stampa che fa il punto a tre mesi dai giorni drammatici delle piogge torrenziali che hanno colpito l’appennino romagnolo e alluvionato grandi parti del nostro territorio.

Dopo 3 mesi dall’alluvione in Romagna, che lo ricordiamo è entrata nel triste primato della terza peggiore catastrofe naturale a livello globale nel 2023, le imprese non solo non hanno ancora visto un euro del “100% di risarcimenti” previsti dagli annunci del Governo e ora dalla Legge n.100/2023, ma non ci sono neppure le indicazioni per fare le richieste, né direttive per le perizie asseverate.

Il Commissario, assunte le sue funzioni da pochi giorni, ha potuto fare solo dei sopralluoghi, certo importanti ma a 3 mesi dall’alluvione davvero non sufficienti.

Le imprese senza certezze non riescono a riprogrammare la ripartenza, a fine agosto terminano le sospensioni di alcuni pagamenti, mentre il 20 novembre dovranno pagarsi tutte le imposte e tributi, visto che non è stata fatta alcuna modifica in sede di conversione del decreto come richiesto anche dal documento unitario del Tavolo dell’imprenditoria, da varie forze politiche e associazioni.

Constatiamo, inoltre, con preoccupazione che Comuni e Provincie hanno esaurito le risorse per interventi di somma urgenza, spesso non riescono a pagare le imprese che hanno svolto i lavori e non riescono ad appaltare nuovi ed urgenti lavori di ripristino o messa in sicurezza non avendo copertura finanziaria. Questo sta rallentando o bloccando molti lavori di prima messa in sicurezza del territorio che diventa elemento fondamentale per la ripartenza, in particolare in vista dell’autunno e dell’inverno.

L’unico aiuto economico a fondo perduto che le imprese hanno potuto almeno richiedere è quello sul fondo della Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna per un massimo di 7.000 euro/cad. al quale hanno contributo anche i Comuni della Provincia. Un’azione importante, certo, di primo soccorso ma non sufficiente ed ancora una volta promossa dagli enti locali, il che fa riflettere.

Il ritardo per le imprese e per i cittadini alluvionati della Romagna è diventato davvero intollerabile e per questo chiediamo un incontro urgente al Generale Figliuolo per conoscere le priorità e le modalità dell’azione commissariale a tre mesi dagli eventi, e in quali tempi si prevede di avviare la raccolta delle domande per la concessione dei contributi dei beni danneggiati delle imprese e dei cittadini.

Chiediamo, infine, con forza che l’esecutivo ritrovi il positivo spirito con cui ha affrontato i primi giorni dell’emergenza. Pur riconoscendo l’impegno, siamo a manifestare la necessità ad oggi di risorse immediate ed aiuti concreti alle imprese colpite, tempi certi, indicazioni operative per le perizie e le domande di risarcimento.

Le associazioni di categoria aderenti al tavolo dell’imprenditoria della provincia di Ravenna:
Agci, Cia Romagna, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative Romagna, Confesercenti, Confimi Industria Romagna, Confindustria Romagna, Copagri e Legacoop Romagna.



TipiCi da spiaggia: le produzioni degli agricoltori di Cia Romagna conquistano i bagnanti

Successo della quarta edizione dell’iniziativa ospitata ieri in cinque località della riviera

Prodotti di terra in vetrina sul bagnasciuga degli stabilimenti balneari romagnoli: li ha portati al mare Cia Agricoltori Italiani Emilia-Romagna che con Sib-Sindacato italiano balneari, ha realizzato la quarta edizione di ‘Tipici da Spiaggia’, l’evento annuale che intende valorizzare le eccellenze agroalimentari del territorio, a partire dalla frutta di stagione.

“È stato un incontro ravvicinato con centinaia di turisti – ha detto il presidente regionale Stefano Francia – ai quali, oltre ad offrire i nostri prodotti, abbiamo spiegato le criticità di una annata senza precedenti che ha comportato perdite di produzione e reddito per le imprese agricole”.

Cinque le località in cui i produttori hanno offerto frutta, vino, miele, olio, confetture: Marina di Ravenna, Bagno Marinamore, Milano Marittima al Tangaroa Beach – Rimini, Bagni 108 e 109 – Cesenatico, Spiaggia Zona Cesarini –   Porto Garibaldi, Bagno Astor.

Tutte le foto della manifestazione a questo link: https://drive.google.com/drive/folders/18x0cyMztv19gK_yA2Yg70NLWXpY7jlOv?usp=sharing

Torna “TipiCi da spiaggia”

Appuntamento con gli agricoltori il 2 agosto a Marina di Ravenna e il 3 agosto a Milano Marittima, Cesenatico e Rimini per assaporare i prodotti tipici del territorio

Quarta edizione della manifestazione ideata dal Sindacato Italiano Balneari FIPE-Confcommercio in collaborazione con Cia-Agricoltori Italiani

Associare il territorio della vacanza ai prodotti tipici per valorizzare e promuovere le eccellenze agroalimentari della regione: è questo l’obiettivo di ‘Tipici da Spiaggia’, evento giunto alla quarta edizione che quest’anno in Emilia-Romagna coinvolgerà, il 2 e 3 agosto, 5 località della Riviera in altrettanti stabilimenti balneari. L’iniziativa è promossa da Cia Emilia-Romagna con il Sib-Sindacato italiano Balneari.

L’appuntamento è il 2 agosto Marina di Ravenna, Bagno Marinamore, e il 3 agostoMilano Marittima, Tangaroa Beach; Rimini, Bagni Mareblu 108 e 109; Cesenatico, Spiaggia Zona Cesarini. Gli agricoltori porteranno le loro produzioni. “Si tratta di produzioni che sono l’eccellenza del territorio romagnolo messa a dura prova dagli eventi calamitosi. Il settore ha intenzione di ripartire, ma stavolta da solo non può farcela e serve un aiuto concreto dalle istituzioni”, sottolinea il presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi.

Dalle 11 verrà distribuita frutta fresca di stagione non solo come omaggio ai turisti e agli ospiti delle località rivierasche, “ma anche per ribadire alcune tematiche di forte rilevanza per il settore come, ad esempio, i costi di produzione che sono triplicati – precisa Stefano Francia, presidente Cia Emilia-Romagna – Quest’anno l’agricoltura sta vivendo una delle peggiori crisi produttive dovute prima alla siccità, poi alle gelate a cui si sono sommate le devastanti alluvioni, le grandinate e il tornado che hanno dato il colpo di grazia alle produzioni. Una giornata di festa con turisti ed ospiti degli stabilimenti che ci accolgono, quindi, ma anche un’occasione per spiegare le difficoltà dei produttori e del settore agricolo”.

L’evento “Tipici da Spiaggia” – commenta Simone Battistoni , presidente regionale del Sib, Sindacato italiano balneari – vuole rafforzare l’offerta turistica balneare dell’Emilia Romagna, mettendo in sinergia due eccellenze del nostro Paese: i prodotti enogastronomici Made in Italy e la balneazione attrezzata. Due eccellenze di cui la prima è famosa per i suoi prodotti tipici e la seconda è famosa quale componente di un’offerta turistica che si basa su servizi di qualità, purtroppo esposta alle conseguenze delle scelte che potranno essere fatte dal Governo nei prossimi mesi”.

Distrutti capannoni, strutture e coltivazioni

Tornado e grossa grandine: nuova conta dei danni. Cia sta predisponendo alcune proposte da presentare alla Regione su come affrontare le questioni legate alle calamità e per verificare quali interventi si possano attivare

Cia Romagna coi suoi tecnici e con i suoi rappresentanti politici è di nuovo impegnata nei sopralluoghi nelle aziende agricole colpite da quello che si è rivelato essere a tutti gli effetti un torando e dalla grossa grandine. L’ evento climatico catastrofico che ha colpito sabato 22 luglio 2023 il nostro territorio ha causato danni ingentissimi coinvolgendo ancora una volta anche le imprese agricole, con pesanti danni alle strutture, ai capannoni e alle case, oltre che alle coltivazioni con vigne stese e frutteti a terra, così come girasoli e altre colture completamente stese e là dove sono ancora in piedi le piante molti frutti sono caduti a terra.  

Il presidente di Cia Romagna Danilo Misirocchi al rientro da alcuni primi sopralluoghi svolti in alcune imprese agricole, invita gli agricoltori a prendere contatti con gli uffici Cia per la segnalazione dei danni e delle necessità. L’Organizzazione romagnola si è attivata con Cia regionale e sta predisponendo una serie di proposte da presentare alla Regione per come affrontare le questioni legate alle calamità e per verificare quali interventi possano essere attivati. Misirocchi sottolinea: “È un altro duro colpo alle imprese agricole e al territorio: nelle campagne romagnole la frustrazione sta crescendo sempre di più.  Mentre c’è ancora tanta indeterminatezza sul fronte degli aiuti per i danni dalle alluvioni, le stime sulla riduzione media della Plv che ipotizzavano circa un meno 40% potrebbero peggiorare ulteriormente a fronte dei nuovi eventi”.

Il 22 luglio, come ha specificato agli organi di stampa l’esperto Pierluigi  Randi presidente di Ampro (Associazione Meteo Professionisti), non era chiaro se il violentissimo vento fosse un tornado o una tromba d’aria anche perché avevano subito danni anche alcuni strumenti di rilevazione. In ogni caso Randi per la forza e per i danni causati dal vento in molte aree del ravennate – in particolare Conselice, Alfonsine, Voltana, Savarna, Conventello e Grattacoppa – lo ha definito come l’episodio più grave da almeno trent’anni. La tenuta delle imprese agricole, soprattutto di quelle piccole è sempre più critica. Alle molte aziende che stanno facendo i difficili conti con le conseguenze delle gelate tardive, della siccità, della grandine, e delle recenti alluvioni appunto, si aggiungono quelle colpite da quest’ultimo evento. “In alcuni casi – specifica Misirocchi – c’è chi deve affrontare gli effetti di tutti questi eventi messi insieme”.

Incontro congiunto dei Tavoli Verdi di Ravenna e di Forlì-Cesena

A rischio il sistema agroalimentare della Romagna

Si è svolto il 6 luglio a Campiano l’incontro congiunto dei Tavoli Verdi delle province di Ravenna e di Forlì-Cesena che riuniscono tutte le associazioni locali dell’agricoltura: Cia Romagna, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Terra Viva, Agci, Confcooperative, Legacoop.

Il Decreto legge pubblicato mercoledì, “Disposizioni urgenti per la ricostruzione nei territori colpiti dall’alluvione”, è un passo avanti per impostare la ripartenza, tuttavia le risorse messe in campo, anche per il settore agricolo, sono ancora assolutamente insufficienti rispetto alla portata dell’evento.

Si è ancora lontani infatti dal coprire gli 8,8 miliardi di danni subiti complessivamente dal sistema, di cui 1,1 miliardi a carico dell’agricoltura come riportano le stime della Regione Emilia-Romagna.

La nomina del Commissario è stata un altro passo avanti, ma ora occorre perseguire la strada di una Legge speciale e di una gestione post-alluvione mediante procedure di gestione “straordinarie”, per evitare i rischi di lungaggini e distorsioni. Serve che si riconoscano tutte le tipologie di danno (diretto e indiretto) al 100% attraverso un modello burocratico efficace, quindi veloce e fluido.

Il Sistema agroalimentare della Romagna è terribilmente a rischio, a partire dalla collina e dalla filiera frutticola: il rischio di perdere importanti quote di mercato è concreto, mentre al termine dell’estate le aziende alluvionate prevedono di raggiungere il picco della tensione finanziaria a causa delle produzioni azzerate e dei lavori di ripristino dei terreni e degli impianti comunque obbligati per la continuità aziendale.

Nelle campagne romagnole la frustrazione sta crescendo in attesa dell’evolversi delle norme; ne sono fondamentali almeno due nell’immediato: una moratoria per i mutui omogenea e di almeno 24 mesi e l’azzeramento di contributi e tasse per reagire alla perdita di competitività.

Occorre proseguire con il confronto tra Regione, Enti locali, Governo e Struttura commissariale, nella quale si potrebbe valutare una specifica delega per il settore agricolo, in un rapporto concreto e virtuoso, poiché questa è la precondizione per garantire alle imprese le risposte che le stesse attendono.

Tutte le Associazioni locali dell’agricoltura mettono fattivamente a disposizione del Governo e del Commissario il proprio patrimonio di conoscenza del territorio, delle sue peculiarità e delle esigenze primarie per efficientare gli strumenti e le soluzioni, già messe e che si metteranno in campo, per superare questa grave situazione e garantire la resilienza dell’intero Sistema Agroalimentare della Romagna.

Il cuore grande degli agricoltori associati Cia

Previsti altri carichi di fieno e paglia in arrivo in Romagna da Cia di altri territori

Ora che la fase acuta dell’emergenza è finita e l’attenzione emotiva popolare sui bisogni si è affievolita la grande solidarietà fra gli agricoltori è ancora più preziosa. Non è cessata l’emergenza, ha cambiato volto.

È talmente grande questa voglia di aiutare degli agricoltori che sono previsti altri carichi in arrivo da altre Cia di altri territori per gli agricoltori Cia romagnoli.

“La gratitudine e la riconoscenza nei confronti degli agricoltori di Cia Veneto è immensa”, afferma Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna che ha accolto – insieme al Direttore Alessia Buccheri, al presidente erritoriale Stefania Malavolti ed altri associati – i cinque trattori con oltre cento rotoballe di fieno e paglia a Casola Valsenio per le aziende agricole Cia della Romagna. Si tratta dell’alimentazione per bovini, caprini, ovini e conigli: animali che stavano iniziando a soffrire la fame. Animali che mandati al pascolo, dove le condizioni lo permettono, si perdono perché si spostano in cerca di erba.

Per l’agricoltura, e in particolare l’allevamento, la tematica del fieno e della paglia è stata dirimente da subito nelle zone colpite dalle frane e dalle alluvioni.  Con l’isolamento e le altre difficoltà connesse all’evento estremo la necessità di cibo per gli animali è stata evidente: “Le scorte stanno finendo – specifica Misirocchi –  Veniamo da annate non sovrabbondanti e il primo taglio di questa stagione non è in linea con le aspettative perché il fieno, con le piogge anche in altri parti d’Italia, comincia ad avere qualche problema. Stiamo tutti attraversando un momento particolarmente difficile, ma la solidarietà manifestata da colleghi di altri territori non colpiti dalle alluvioni, ma non per questo senza difficoltà, dimostra il cuore grande degli agricoltori. Hanno una grande voglia di aiutarci”.

Misirocchi ringrazia anche Cia Nazionale che da subito ha aperto una raccolta fondi per i bisogni degli associati emiliano-romagnoli.

Duecento i partecipanti in presenza all’Assemblea di Cia-Agricoltori Italiani

Il punto sul dopo-alluvione, le preoccupazioni, la ripartenza e la ricostruzione coi vertici nazionali, regionali e locali

Cia-Agricoltori Italiani ha scelto di incontrare a Faenza, zona fra le più colpite dalle alluvioni, gli associati di tutta la Romagna: dalle colline e dalle pianure di Ravenna, a quelle di Forlì-Cesena e di Rimini circa duecento le persone in presenza e circa quattrocento le visualizzazioni nel canale YouTube.

Uno degli obiettivi dell’Assemblea di Cia del 9 giugno è stato quello di illustrare in tempo reale i primi provvedimenti del decreto emergenziale e riportare l’esito della Consulta agricola regionale svoltasi la mattina stessa del 9 giugno.  Oltre ad aver approfondito le misure relative alle agevolazioni esistenti, i vertici di Cia-Agricoltori Italiani hanno sottolineato quali siano le aspettative in prospettiva ed hanno messo in evidenza il lavoro fatto dall’Organizzazione nei tavoli istituzionali dedicati e quello svolto con le istituzioni fatte venire sul territorio direttamente per far vedere loro le situazioni in cui si trovano le imprese agricole colpite.

Presenti i vertici Cia dei livelli nazionale, regionale e romagnolo: il presidente di Cia nazionale, l’emiliano-romagnolo Cristiano Fini e il direttore Maurizio Scaccia; il presidente di Cia regionale, il romagnolo Stefano Francia e il direttore Gianni Razzano; il presidente e il direttore di Cia Romagna, Danilo Misirocchi e Alessia Buccheri.

In particolare è stata sottolineata l’urgenza dei decreti attuativi, la necessità di altri provvedimenti, di una legge speciale per l’agricoltura e la nomina del Commissario. Occorre snellire la burocrazia e renderla non vessatoria sulle imprese che devono ripartire, ricostruire, re-investire. Tra le questioni che preoccupano molto e sulle quali occorre pensare e lavorare Cia ha messo in evidenza:

  • la collina, per la quale lo spopolamento da rischio diventa realtà se non si interviene subito e con un approccio ridisegnato. Non si può rifare come era prima delle alluvioni, non funzionerebbe.  
  • La filiera ortofrutticola, a rischio scomparsa: già provata da gelate e, ironia della sorte, da siccità. Perdere questa filiera significa perdere l’indotto e perdere tutti.
  • Creare le condizioni affinché nel caso in cui si dovessero ripetere eventi simili, le conseguenze e i danni possano essere molto limitati e più contenuti rispetto a quanto accaduto. Questo perché Il fatto che siano stati eccezionali non esclude il loro riverificarsi.

L’obiettivo – ha ribadito Misirocchi – è creare le condizioni per salvare tutte le aziende, vogliamo riuscirci”.

L’Assemblea del 9 giugno 2023 è sul canale YouTube di Cia Romagna al seguente link: https://www.youtube.com/@cia-agricoltoriitalianirom736/streams

Alluvione: agricoltori danneggiati e solidali Il racconto di due soci Cia della zona di Alfonsine

Nessuno è attrezzato per fronteggiare da solo un evento estremo di tale portata eccezionale ripetutosi due volte a Faenza e in Bassa Romagna nel giro di dieci giorni. In questa tragedia si è creata una forte sinergia fra gli agricoltori e i  consorzi di bonifica dei territori di riferimento, “figlia delle collaborazioni che abbiamo tutti gli anni dai consorzi quando occorre irrigare – affermano gli imprenditori agricoli Mirco Quattrini e Massimo Missiroli – Ci aiutano e insieme si decide dove mandare più o meno acqua. Stavolta l’abbiamo capito tutti che i consorzi sul territorio sono una presenza fondamentale”.

In tutto il territorio romagnolo ha preso vita una forte alleanza fra gli agricoltori e i rispettivi consorzi di bonifica per gestire l’evento eccezionale e contenere i danni: gli agricoltori, danneggiati e non, hanno messo a disposizione sé stessi, i loro mezzi e dove è servito anche i loro campi.

In questo articolo riportiamo attraverso il racconto di Mirco Quattrini e Massimo Missiroli, associati Cia Romagna, la storia della zona di Alfonsine, una storia diffusa in tutto il territorio romagnolo colpito dalle alluvioni, qui come in altri comuni della Bassa Romagna e oltre fino a Reda, a Savarna e ancora in tanti altri delle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

Nell’alfonsinese 50 trattori e una ventina di pompe degli agricoltori del luogo, e non solo, lavorano in sinergia con il Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale.

“I danni ce li siamo tenuti nelle campagne, ci siamo messi a disposizione noi e i nostri mezzi, sacrificato i nostri campi per salvare i cittadini di Alfonsine”, queste le parole di Mirco Quattrini, probabilmente uno degli agricoltori più giovani della zona di Alfonsine, 36 anni, titolare di un’azienda agricola di circa 250 ettari (pomodoro da industria, bietole, cereali, vigneti) che per oltre il 50% è andata sotto metri di acqua. Con lui il collega Massino Missiroli, che non ha avuto danni dall’alluvione, e che spiega che fin dall’inizio delle allerte hanno tenuto monitorata la situazione dei canali, sempre in sinergia con il Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale e sotto le sue direttive. Gli agricoltori conoscono molto bene il territorio e la rete degli scoli “e visto l’aggravarsi della situazione, in una mezza giornata insieme al Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale abbiamo messo in piedi una grande squadra operativa di agricoltori, trattori, bracci telescopici, idrovore, lungo il circondario alfonsinese per gestire l’acqua e contenere i danni”, specificano Quattrini e Missiroli. Gli agricoltori hanno operato in stretta sinergia con i tecnici del Consorzio: man mano che arrivava acqua la ributtavano dentro il canale. “Tutti i colleghi agricoltori ci hanno seguito, tutti hanno messo a disposizione i loro mezzi e sicuramente abbiamo salvato il centro di Alfonsine. Le idrovore sono arrivate anche dai nostri amici e colleghi ferraresi, da Longastrino, Anita, Comacchio: le chiamano “frati” e le usano per irrigare”, sottolinea Quattrini. Missiroli specifica: “Abbiamo tentato tutte le strade possibili per portare l’acqua verso il mare. Pompiamo acqua dai terreni e la trasferiamo nel Canale dei Molini, che si utilizza in genere per l’irrigazione, che è libero e non toccato da acque particolarmente violente”.

Come anticipato, sono circa una cinquantina i mezzi agricoli dislocati fra lato Est e lato Ovest di Alfonsine e circa una ventina di pompe al lavoro. Il lato est riguarda Fosso Munio, Fosso Vecchio e Fosso Vetro. Il lato Ovest zona Fiumazzo. Strategico in questo momento è il Canale dei Molini: viene presa dal piano di campagna l’acqua straripata dal Santerno lato destro che scende per le campagne e ha esondato i canali di bonifica e viene traferita nel Canale dei Molini. Da qui va direttamente nel Destra Reno, più a valle del punto critico dell’idrovoro Tratturo, senza quindi creare criticità a livello di immissione di queste acque nello scolo principale che va al mare che è il Destra Reno.

I mezzi per pompare l’acqua sono stati collocati in un punto strategico a circa un km in linea d’aria dalla cassa di espansione di Alfonsine: “Se l’acqua fosse arrivata lì sarebbe risalita su per le fognature e il centro di Alfonsine avrebbe potuto essere pesantemente compromesso: capito il problema è partito il contenimento e il reindirizzamento verso i canali”, spiegano Quattrini e Missiroli. Professionalità, tempestività ed efficienza sono state le caratteristiche di questa grande operazione: “Abbiamo messo in campo tutte le nostre forze e i mezzi con sistemi di precisione, satellitari e trattori 4.0 – sottolinea Quattrini – Non siamo in dirittura d’arrivo ma il picco lo abbiamo scavallato. Sono fiducioso”.

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